il belvedere



la piazza

 

 

  Etimo: Dalla base sanscrita "ansala", fortis ( Racioppi 1889, II,51).
Leggenda di fondazione: " Un raccontar favolette da vecchio focolare" vuole il paese fondato da Anzi, figlio di Ulisse e Circe ( Rossi 1877,8).
Origine attestata : La Tabula Peutingeriana voluta dall'imperatore Teodosio (347-395) riporta l'antico toponimo di Anxia (ibidem, 9).
 
     
 

 

Allo sguardo del visitatore, Anzi si impone con tutta la sua ciclopica mole di roccia nuda. Un nido coeso di case, qualcuna annerita dal tempo, addossate fra loro quasi a sorreggersi reciprocamente in uno snodo di vie tutte in forte pendenza, sul crinale di roccia che fa da sfondo, base e cornice al paesaggio .

Osservando dalla sommita' del paese i pendii punteggiati di sporgenza si ha l'impressione di annotare fantastici campi di battaglia sui quali dei titani fuoribondi abbiano combattuto scegliendosi enormi macigni. Sulla sommita' del paese troneggiano i resti di un castello, simbolo e testimonianza di una Anzi, che in tempi andati deve aver vissuto momenti di splendore, come ricorda Francesco Rossi storico del luogo, in una sua monografia del 1877.In base a tale fonte, i Pelasgi, abitanti la citta'enotria di Laraia, in epoca remota, quindi molto prima della fondazione di Roma, avrebbero abbandonato le loro terre in seguito ad un violento terremoto e si sarebbero trasferiti nella zona montuosa di Anzi, fondando qui la loro nuova città.

Ancora oggi, nel territorio di Anzi esiste una contrada denominata "Laraia", ove si rinviene numeroso ed interessante materiale dell'eta'pre-romana: cenotafi, idoli, armi, vasi siculi istorati, terrecotte e bronzi con chiari accenni alla loro origine osca, nonchè la presenza di rovine e di antichissime mura. ll Bozza, in un suo studio sulla lucania attesta, che in agro di Anzi venne scoperta intorno al 1797,tra altre preziose "anticaglie", una importantissima iscrizione in lingua osca con caratteri greci, ove si legge una disposizione pubblica sul seppellimento per "casta" nel sepolcreto degli Anziati, chiamati Einca, dall'osco Eincia, dove poi derivo' Einsia, Anxia, ed Ansi.

Ma la cittadella di Anca, si trova per la prima volta mensionata da Tito Livio in un passo delle sue "Istorie", ove è detto che fu espugnata da Fabio Massimo al tempo della II guerra Punica.

Questo, infatti, fa ritenere che tale roccaforte sorgesse nella medesima giacitura dell'attuale Anzi. Dalla caduta dell'impero romano Anzi conosce un periodo di grave crisi. I Goti la fortificano nel 408 e nel 585 i Longobardi la occuparono.

I Normanni ne fanno un centro importante e anche Federico II pone il Castello al centro di attenzioni particolari.Nella guerra tra Carlo d'Angio' e Corradino di Svevia, Anzi abbraccia le ragioni di quest'ultimo che viene sconfitto .In epoca Normanna, divenne feudo dei Loffredo, mutando poi spesso signoria.

Il conte d'Andria vi stabili' la sua dimora asserragliandosi in un ben munito fortilizio, che non resistette pero', nel 1133, al impeto incontenibile della conquista del re Ruggiero, capitolando poi una seconda volta nel 1191 quando apri' le porte all'imperatore Enrico VI.

Nel 1269 il tenimento di Anzi venne donato a Pietro de Ugot da Carlo I d' Angio'e successivamente ne ebbero l'investitura i Guevara, finche'nel 1568 l'intero paese e contrade passarono in possesso dei marchesi Carafa di Belevedere.
Soppressa la feudalita'il 20 gennaio 1810, per ordine della Commissione feudale, Anzi ebbe il territorio scorporato in varie proprieta'. I Carafa allora, rimasero Marchesi di Anzi solo nominalmente.
E' questo un primo momento tragico della storia del paese.

 

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L'università degli Studi di Basilicata

Le previsione del tempo ad Anzi

Il presepe poliscenico

La favola del Castello di Anzi

l'invaso del Camastra



la neve su Monte Groppa

Un brigante

     

Il cardinale Ruffo

Ancora un tempo critico la cui spiegazione richiede una premessa interessa Anzi.
Nel 1799 Francescoantonio Pomarici erige l'albero della liberta'. La reazione sanfedista ha il sopravvento e Pomarici esilia in Francia. Non tutte le truppe del cardinale Ruffo si sciolgono. Alcune di esse si danno al brigantaggio.
           

"Un orda di anzesi subillatisi si fanno facinorosi ministri d'incendi e di sangue:... per quanto infami scovano le campagne, devastano la citta' disonorano le famiglie" (Rossi 1877, 38). Vestono di rosso e sono capeggiati dal chierico don Giovanni Sangiovanni. Paolicchio Scattone, anzese, guida l'altra banda di cinquecento briganti. E' il 19 luglio 1807: piombano in paese, incendiano alcuni palazzi, gli archivi comunali ed ecclesiastici, evirano e poi bruciano semivivo il sindaco Brancati. Piombano allora le truppe francesi, proclamano la legge marziale, fanno piazza pulita di tutti i briganti. Memori di tale occupazione militare, nel 1821 gli anzesi si affrettano a far sapre al generale Roth di non aver promosso alcun moto antiborbonico, cosi' come e' avvenuto a Laurenzana e Calvello. E le truppe austriache non entrano in Anzi .

Una brutta pagina di storia del popolo anzese: IL TUMULTO DEL 6 GENNAIO 1950

 
 
 
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Le notizie storiche contenute su questo portale  sono tratte dal video-documentario sulla storia,  le tradizioni popolari e la religione  "Alle Origini di Anxia",  scritto e realizzato dal giornalista e web master Rocco Nigro

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copyright Rocco Nigro