Non perde occasione per salvarsi la faccia. Ancora una volta Giovanni Petruzzi pensa di aggrapparsi agli specchi per non ammettere alcuni vistose e clamorose "defiance". A cominciare dal presepe poliscenico, al Centro Socio Sanitario, alla metanizzazione, alle opere realizzate con i fondi della royaltes, al planetario, quest’ultimo oggetto di una sua risposta, prima attraverso le colonne del “quotidiano della Basilicata” e poi attraverso le pagine dell’Alternativa. Insomma, Giovanni Petruzzi da buon “predicatore”, prende il meglio dell’azione berlusconiana e quando viene attaccato sui media a riguardo le singolari malefatte o meglio ancora su vicende di malaffare, scandaglia i potenti mezzi di comunicazione, nel  caso del sindaco Petruzzi, tira fuori Catone dal cilindro per dimostrare che gli altri dicono sempre  “menzogne”.  A dire il vero riscuotendo nella “pietà popolare” un discreto successo, almeno a vedere dal risultato ottenuto nelle scorse elezioni amministrative. Dunque, per Giovanni Petruzzi  la verità è presuntuosamente sempre dalla sua parte. Da oltre un lustro. Esattamente da quando vestiva i pantaloncini corti ed alzava il pugno in nome e per conto di una ideologia che, purtroppo con il tempo ha assunto aspetti e connotati di ben altra natura.  Al sindaco “predicatore” non è ammessa nessuna sconfitta ed alcun contraddittorio, soprattutto quando quest’ultima è frutto di inaugurazioni in “pompa magna” ,con tanto di fascia tricolore al collo, nonché buffet, champagne e persino la banda musicale o orchestrina al cospetto. Di ciò che è il risultato conseguito il giorno dopo nessuno ne deve aprir bocca. Mi riferisco al bilancio di attività del planetario. Da premettere che, l’inchiesta condotta dallo scrivente attraverso le colonne della Gazzetta del Mezzogiorno del 10 agosto scorso, diversamente da ciò che egli sostiene, non aveva alcuna intenzione di mettere in cattiva luce il paese, (da che pulpito viene la predica)  bensì voleva fotografare una realtà che in quel momento, ma ancora oggi è così, desolante nonché  abbandonata a sporadiche presenze di visitatori. Circa novecento avevano fatto sapere dati alla mano i segugi del primo cittadino. Il che dimostra quanto esattamente riportato nell’inchiesta. In un anno solare si è avuto una media di presenze di 2 visitatori e mezzo al giorno. Insomma, poca roba per una struttura costata alla casse del comune quasi un miliardo di vecchie lire, monco per via di attrezzature completate soltanto alcuni mesi or sono e  per di più con dei costi di gestione tra l’altro, mai quantizzati in nessun libro mastro.  Senza voler entrare in merito alle ricadute economiche e senza considerare inoltre, che per realizzare il planetario è stata abbattuta una torre che per gli anzesi era un autentica testimonianza del passato.  Ma anche in quella occasione  “il furbo ed accorto” sindaco, non mancò di vendere fumo e  di prendere un solenne impegno attraverso ai microfoni della testata giornalisti del TG3 Basilicata. “La torre verrà ricostruita”. E’stato fatto?. A me ad oggi non risulta. Come non risultano i positivi risultati ottenuti da cinque anni a questa parte sul presepe poliscenico, oppure del villaggio “la casa nel bosco”. Questo solo per citare alcuni, visto che di inchieste il sottoscritto ne ha già pronte altre nel cassetto . E non per lo spirito di simpatia o empatia verso questo o quel governante, ma per scuotere le coscienze  e dimostrare che, quando si è dall’altra parte del potere le belle parole ed i buoni propositi di sprecano; quando invece si ha la responsabilità del “fare ” le parole spesso vanno a farsi benedire.

Rocco NIGRO